
Radici storiche dell’olivicoltura a Fasana
Dove la tradizione, la natura e la storia dell’olio d’oliva prendono vita
Nel 1785, l'affittuario del frantoio di Fasana, Antonio Artusio, trascinò in tribunale il vescovo di Pola pretendendo che le olive locali fossero lavorate nel suo oleificio — una disputa legale durata anni, mentre le olive del vescovo continuavano indisturbate a raggiungere Dignano.
Nel 1785, a Fasana, i contadini raccolsero le ultime olive dagli uliveti del vescovo, a Punta San Lorenzo. Poi si misero in cammino verso Dignano, per franger nei frantoi il loro ricco raccolto.
Fu allora che il nobile signor Antonio Artusio esplose:
"No! Questo non si fa!
Le olive devono essere frante nel mio frantoio!"
Artusio aveva affittato l'oleificio di Fasana, sperando in un bel guadagno.
E invece, per il secondo anno di fila, guardava impotente le olive del vescovo andarsene a Dignano…e il suo investimento svanire!
C'era un motivo: il vescovo di Pola, monsignor Ivan Domenico Juras,
possedeva il più grande uliveto del comune di Fasana. E anche il direttore del frantoio…beh, anche lui voleva una fetta di quel raccolto dorato.
Artusio, furibondo, gridò:
"Questo è uno scandalo!"
E portò la questione in tribunale.
Sostenne con fermezza:
"Le olive che crescono e vengono raccolte a Fasana devono essere lavorate a Fasana!"
La disputa fu lunga e accesa. Giuristi e legislatori si arrovellarono per anni.
Nel frattempo, con la benedizione di Dio, le olive del vescovo continuavano ad attraversare i confini verso i frantoi di Dignano.
E poi tornavano a Fasana…sotto forma di olio.
Olive in giudizio

Dove la tradizione, la natura e la storia dell’olio d’oliva prendono vita


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